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Le Madonie, che rappresentano circa il 2 per cento del territorio della Sicilia, secondo i botanici ospitano più della metà delle specie che compongono la flora siciliana.

In un territorio così piccolo si rinviene quasi lo stesso numero di specie che crescono in intere regioni mediterranee come L'Egitto, la Tunisia o l'Algeria.

Ma l'interesse che suscitano nell'ambito della flora siciliana e mediterranea scaturisce non tanto dalla diversità delle specie che ospitano ma dalle numerose piante endemiche che ivi crescono e dalle piante rare che vegetano solo qui e in pochi altri luoghi del bacino mediterraneo, a testimonianza di antiche connessioni esistenti tra la Sicilia e queste regioni.
Non è da sottovalutare la presenza di piante originarie del centro e nord Europa come il Faggio, la Rovere, l'Olmo montano e l'Acero montano. L'endemismo più noto delle Madonie è sicuramente l'Abete dei Nebrodi. L'attuale popolamento, costituito da 25 esemplari, è circoscritto ad una limitata superfi
cie tra Vallone Madonna degli Angeli e

Manca i pini (versante settentrionale di Monte Scalone) ad una quota compresa tra i 1400 e i 1650 metri.

L'unico esemplare, al di fuori dell'area di indigenato (se si escludono quelli trapiantati negli ultimi anni in diverse aree del territorio madonita e quelli innestati su Abete bianco -Villa Lanza a Gibilmanna) vegeta nei pressi dei ruderi del castello di Polizzi.

In passato si riteneva la specie sterile quindi destinata all'estinzione. Alcuni anni fa, invece, alcuni esemplari hanno raggiunto la maturità sessuale iniziando a produrre semi fertili. Questo evento ci fa ben sperare, per il prossimo futuro, in un possibile ripopolamento dei monti madoniti. Tra le altre specie endemiche che rivestono notevole interesse ai fini naturalistici ricordiamo:

- l'Astragalo dei Nebrodi, pianta cespugliosa molto simile all'Astragalo dell'Etna che colonizza gli ambienti più estremi a partire dai 1200 metri s.l.m.;

- il Lino delle fate siciliano, una graminacea con lunghe reste flessuose, ricurve e piumose, esclusiva della Quacella;

- la Ginestra di Cupani, piccola pianta spinosa dalle caratteristiche molto simili a quelle dell'Astragalo, particolarmente diffusa sulle pendici di Monte Catarineci dove in primavera, durante il periodo della fioritura, impronta di un bei giallo vivo i pendii;

- il Cardo di Boccone, dal fiore di un bei colore porporino, molto simile al Cardo umile diffuso sui monti della Spagna e dell'Algeria; e poi ancora: l'Alisso dei Nebrodi, l'Aglio dei Nebrodi, la Viola dei Nebrodi, ecc.

Una menzione particolare meritano anche il Lino di montagna, una piccola pianta dai fiori di un bei colore azzurro-violetto riscontrata oltre che sulle pendici di Quacella e del versante meridionale del Carbonara su alcuni monti della Grecia e dell'Algeria; la Felce regale, ormai rara in tutta Europa, distribuita, in modo piuttosto frammentaria, nelle vicinanze di sorgenti, corsi d'acqua e acquitrini; il Giaggiolo siciliano, una delle piante più diffuse a Quacella, presente anche in Puglia; la Stregonia siciliana, localmente conosciuta con il nome di erva da muntagna particolarmente diffusa nell'area che va da Quacella al Carbonara a Monte Ferro; il Frango ferulaceo, pianta localmente conosciuta con il nome di Basiliscu, di grande interesse per la popolazione perché ottimo foraggio per il bc.iiia-me ma anche perché le sue radici ospitano il micelio di una specie fungina di particolare pregio localmente conosciuta con il nome di Funcìa di Basiliscu (Agarico dei Nebrodi).

Abbastanza diffuse le orchidee selvatiche che in primavera, nonostante il loro esile portamento, insieme ad altri piccoli fiori improntano di colori vivaci i pendii assolati e spogli, i prati e il sottobosco. Tra esse ricordiamo l'Orchidea screziata siciliana presente in diverse località della Sicilia e della Calabria e l'Orchidea quadripuntata endemica di Sicilia e Sardegna.

Meraviglie della natura possono essere considerate le piccole ofride dai colori quasi metallici che per riprodursi debbono ricorrere ad un inganno imitando, nella forma, l'aspetto di diversi insetti.Un territorio così ricco non può far altro che aspettare di essere visitato e studiato perché solo così lo si può apprezzare e proteggere.